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IL MERCATO DELL'OLIO D'OLIVA IN GIAPPONE

 

 

Giappone olio reportIl Mercato dell’OLIO D’OLIVA in GIAPPONE
Report 2024


Formato: PDF
Prezzo: Euro 48
Codice prodotto: GIA24OOREP
Pagine: 90
Stato: disponibile

Indice Report: Dati generali - Rischio paese - Quadro macroeconomico - Il mercato dell'olio d'oliva: caratteristiche principali - La produzione nazionale - Import-Export di olio d'oliva - Consumo - Dati e statistiche - Normativa di settore - Norme sull’importazione di olio d'oliva - Tariffe, tassazione e barriere doganali - Etichettatura prodotti - Distribuzione commerciale - Canali di vendita dell'olio d'oliva - Catene della GDO (grande distribuzione organizzata) - Settore Horeca (Hotel restaurant and catering) - Negozi specializzati - Altri canali commerciali - Formazione dei prezzi - Comportamento dei consumatori - Tendenze e prospettive - Strategie di entrata nel mercato - Fiere di settore - Mass media di settore - Indirizzi utili.



Giappone olio database

 

Il Mercato dell’OLIO d’OLIVA in GIAPPONE
Database 2024

Formato: Excel
Prezzo: Euro 47
Codice prodotto: GIA24OODB
Numero riferimenti: 150
Stato: disponibile

Indice Database. Elenchi, in formato Excel, completi di: nome, ragione sociale, tipologia commerciale, indirizzo, città, telefono, fax, sito web, e-mail, altri dati e informazioni utili di: Importatori - Distributori - Grossisti - Catene della GDO (Grande distribuzione organizzata) - Operatori settore Horeca (Hotel, restaurant, catering) - Negozi specializzati al dettaglio e online - Ristoranti di cucina italiana.

 

 

 

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IL MERCATO DELL’OLIO D’OLIVA IN GIAPPONE
BREVE INTRODUZIONE

Il mercato dell’olio d’oliva in Giappone ha ottime prospettive. Per quanto vi sia una produzione locale simbolica, i consumi sono di fatto soddisfatti da importazioni che ammontano ormai a quasi 59.000 tonnellate annue. L’olio d’oliva viene utilizzato prevalentemente come condimento ma una piccola percentuale viene richiesta anche dall’industria farmaceutica e da quella cosmetica.
Il Giappone ha circa 127 milioni di abitanti e la popolazione è culturalmente, linguisticamente ed etnicamente omogenea. Ci sono piccole minoranze di origine coreana e cinese e circa 1,8 milioni di immigrati stranieri, una percentuale di circa l’1,4% della popolazione totale, una delle più basse tra i paesi dell’Ocse. La densità di popolazione è tra le più elevate al mondo. Il 93,5% della popolazione nipponica vive nella aree urbane.
Il Giappone è uno dei paesi più ricchi e tecnologicamente avanzati del mondo ma è un mercato difficile. In Giappone ci sono diverse barriere, sia di carattere tariffario che non tariffario, che rendono complicata l’esportazione verso quel paese. Il sistema distributivo per quando ormai modernamente organizzato, continua a mantenere abitudini e strutture tradizionali con un numero eccessivo di intermediari e sistemi di relazione che sono difficili da penetrare.
Il Giappone è la terza economia del pianeta dopo Stati Uniti e Cina. L’economia nipponica è molto forte in alcuni settori industriali e tecnologici: automobilistico, elettronica, robotica, con una grande propensione all’export. Il Giappone è quindi un paese esportatore con un forte attivo della bilancia dei pagamenti anche se la crisi degli ultimi anni ha ridotto consistentemente questi attivi. Il PIL pro capite nominale è di circa 34.000 Euro, ma a PPA (Parità di Potere d’Acquisto) raggiunge i 38.000 Euro annui, tra i più alti al mondo. I tassi di disoccupazione sono molto bassi, circa il 3,1%, che significa in sostanza una situazione di quasi pieno impiego.
Il settore agricolo giapponese è molto frammentato e abbastanza inefficiente, produce poco più dell’1% del PIL del paese ma dà lavoro a poco meno del 4% della forza lavoro.
Il Giappone, oggigiorno, ha ridotto la sua autosufficienza alimentare al 40% circa, mentre soltanto a metà degli anni Settanta era pari al 75%, il che significa che mentre a metà degli anni Sessanta i tre quarti dei prodotti alimentari consumati nel paese erano di produzione nazionale oggi soltanto il 40% sono tali. Sono aumentate quindi le importazioni di prodotti alimentari e bevande dall’estero. La ragione principale di questo fenomeno è che sono cambiate, negli ultimi decenni, le abitudini alimentari della popolazione giapponese. Sono soprattutto diminuiti i consumi di riso, uno dei prodotti base della dieta nipponica e uno dei prodotti principali dell’agricoltura del paese mentre sono cresciuti i consumi di carni, oli e grassi.
Inoltre le produzioni nazionali per tutta una serie di ragioni sono spesso meno competitive rispetto ai prodotti importati.
Le nuove tendenze nei consumi hanno fatto crescere la domanda di prodotti che non esistevano prima in Giappone, basti pensare al vino o all’olio d’oliva.
I cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nelle abitudini alimentari dei giapponesi sono stati determinati da una serie di fattori: il progresso economico e tecnologico, i cambiamenti nella struttura sociale, la maggior partecipazione delle donne al mondo del lavoro, la terziarizzazione dell’economia.
Per quel che riguarda più specificamente i consumi di oli vegetali praticamente fino alla Seconda guerra mondiale il loro utilizzo nella dieta dei giapponesi era molto limitato anche perché pochi erano i cibi che venivano fritti. L’utilizzo di alcuni oli vegetali come quello di sesamo erano dovuti all’influenza della cucina cinese.
Dalla fine della guerra i processi di rapida “occidentalizzazione” del Giappone hanno portato anche a cambiamenti nelle abitudini alimentari. Va ricordato comunque che l’agricoltura giapponese non produce materie prime da cui si possano estrarre oli vegetali, tranne la crusca di riso, e quindi deve importare le materie prime come semi di soia, di colza, di sesamo, di arachidi, da cui estrarre l’olio. Il Giappone ha sviluppato un’industria di produzione di oli vegetali, soprattutto di colza e di soia, che rappresentano circa il 60% del consumo di oli vegetali in Giappone, anche se la produzione nazionale complessiva di oli vegetali che ammonta a circa 1,8 milioni di tonnellate annue non è sufficiente a coprire la domanda interna pari a più di 2,7 milioni di tonnellate, con, quindi, una percentuale significativa di importazioni.
Il 58% circa degli oli vegetali consumati in Giappone sono olio di colza e di soia, seguono olio di palma, di riso, di granturco, di cocco, di girasole e poi tutti gli altri.
Per quel che riguarda l’olio d’oliva, un prodotto che ha cominciato a diffondersi in Giappone negli ultimi vent’anni, copre una percentuale molto bassa del consumo totale di oli vegetali, appena il 2%.
La totalità dell’olio d’oliva consumato in Giappone proviene dalle importazioni. Esistono tuttavia dei tentativi con risultati, in termini quantitativi, veramente minimi, di coltivare l’olivo anche in Giappone.
L’olio d’oliva cominciò ad essere diffuso in Giappone verso la metà degli anni Novanta a seguito sia del crescente successo che conosceva la cucina italiana, sia come conseguenza di diverse trasmissioni televisive che misero in evidenza le proprietà salutari di quest’olio.
I giapponesi usano l’olio d’oliva in ambito domestico prevalentemente per condire insalate o per cucinare piatti della cucina mediterranea a cominciare dalla pasta, ma comincia a diffondersi anche l’abitudine di usare l’olio d’oliva per cucinare piatti giapponesi come il tempura (verdure e pesce pastellati) o il tonkatsu (cotoletta di maiale), ma anche per condire alcuni piatti di pesce.
L’olio d’oliva viene impiegato anche nell’industria farmaceutica e cosmetica e si utilizza soprattutto per la produzione di creme, unguenti, oli per la protezione e l’idratazione della pelle. Viene utilizzato soprattutto per le sue funzioni antiirritanti e nella produzione di detergenti per persone con la pelle delicata, o con determinate malattie o per esempio per i neonati e i bambini.
All’incirca il 90% dell’olio d’oliva che viene importato in Giappone viene utilizzato come prodotto alimentare, il restante 10% viene invece utilizzato nell’industria farmaceutica e cosmetica.
Il mercato dell’olio d’oliva in Giappone è quindi sostanzialmente costituito da importazioni e di fatto Spagna e Italia assieme costituiscono circa il 95% del mercato sia in volume che in valore.
L’Italia si posiziona meglio nell’export di olio d’oliva vergine e nella categoria dell’olio extra vergine d’oliva rispetto alla Spagna che invece supera il nostro paese negli altri segmenti.
Il mercato dell’olio d’oliva in Giappone è in costante crescita da diversi anni.
Negli ultimi dieci anni, dal 2005 al 2016, le importazioni di olio d’oliva sono cresciute del 78% raggiugnendo un picco di 59.500 tonnellate nel 2015 che si sono un po’ ridotte nel 2016 a 58.845.
Comunque il Giappone è, tra i paesi non produttori e non europei, uno dei maggiori importatori di olio d’oliva al mondo e si prevede che le importazioni continueranno a crescere anche nei prossimi anni per cui si tratta di un mercato molto interessante.

 

 

 

 

 

 

   

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